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martedì 5 aprile 2011

OGM- IN CINA LATTE MATERNO DALLE MUCCHE.

 

Dopo il ‘Franken-salmone’, la ‘Franken-vacca’, modificata geneticamente per produrre latte di mamma e in arrivo, tra una decina di anni, sugli scaffali dei supermercati. In Cina, dove le regole sui cibi Ogm sono più rilassate che in Europa, scienziati dei laboratori statali hanno con successo introdotto geni umani in 300 mucche per produrre
latte con le stesse proprietà di quello materno. Le vacche transgeniche sono identiche nell’aspetto a quelle ‘normali’ ma il loro latte contiene proteine umane come il lisozima che protegge i neonati dalle infezioni o la lattoferrina che rafforza il sistema immunitario.

E’ stato inoltre modificato il contenuto in grasso alzandolo di circa il 20%, riporta il Sunday Telegraph, secondo cui la nuova bevanda ”potrebbe essere un’alternativa all’allattamento al seno e ai vari latti artificiali che spesso sono criticati come un’alternativa insufficiente per il neonato”. Gli scienziati della State Key Laboratories for AgroBiotechnology della China Agricultural University hanno garantito che il latte delle ‘mucche Frankenstein’ è ”altrettanto sicuro di quello prodotto dalle donne che sono appena diventate mamme”.

”E’ un latte che ha un sapore dieci volte più forte del latte normale”, ha detto Ning Li, il ricercatore che ha coordinato la ricerca pubblicata sulla rivista Public Library of Science One, aggiungendo: ”Tra dieci anni troveremo questo prodotto sugli scaffali dei supermercati”. Una prospettiva che nel Regno Unito, la patria della prima pecora clonata Dolly, ha scatenato una insurrezione tra i gruppi che si battono contro l’invasione di cibi transgenici in tavola e, in questo caso, nel biberon.

”Ci sono milioni di interrogativi sul fatto che il latte di queste mucche sia sicuro per gli esseri umani ed è difficile verificarlo se non si fanno test su larga scala”, ha argomentato Helen Wallace di GeneWatch, un’organizzazione britannica che tiene sotto controllo gli sviluppi delle biotecnologie. Polemica anche la Reale Società per la Protezione degli Animali che ha espresso dubbi sul processo di produzione delle mucche Ogm: ”La prole degli animali clonati spesso ha grossi problemi di salute”, ha detto un portavoce: Abbiamo veramente bisogno di questo latte?”.

Mondo Curioso

venerdì 18 marzo 2011

ASTEROIDI O SUPERVULCANO? CINQUE IPOTESI SU COME POTREBBE FINIRE IL MONDO.

Il Sussidiario 08.03.2011
 
SCIENZA/ Asteroidi o supervulcano? Cinque ipotesi su come potrebbe finire il mondo
 
Tempeste solari, asteroidi o supervulcano: quale tipo di cataclisma è più probabile che spinga gli esseri umani sull’orlo dell’estinzione? Ecco un excursus con alcune delle più diffuse teorie sulla fine del mondo, con tanto di analisi per comprendere se questi fenomeni naturali potrebbe portare alla fine del mondo come lo conosciamo, o se sono soltanto pura fantascienza.

METEORITI E ASTEROIDI – Giganteschi pezzi di roccia che cadono dallo spazio hanno creato eccitanti trame per i film fantascientifici degli anni ’90 come «Armageddon» e «Deep Impact». L’«ipotesi di Alvarez», secondo cui i dinosauri si sarebbero estinti per un asteroide entrato in collisione con la Terra, ha suscitato diverse critiche quando la teoria è stata pubblicata per la prima volta nel 1980. Ma da allora è stato ampiamente accettato il fatto che la collisione con un meteorite potrebbe effettivamente avere spazzato via l’intera popolazione dei dinosauri oltre 65 milioni di anni fa. L’ultima volta che un meteorite ha colpito la Terra, causando danni significativi, è stato nel 1908 quando una formazione rocciosa delle dimensioni di un palazzo di dieci piani è esploso sopra la Siberia, abbattendo 80 milioni di alberi su una superficie di 2mila chilometri quadrati vicino al fiume Tunguska. Per fortuna la regione è così disabitata che l’impatto non ha ferito nessuna persona. Secondo gli scienziati russi però un asteroide chiamato «Apophis», le cui dimensioni sono pari a due campi da calcio, potrebbe entrare in collisione con la Terra il prossimo 16 aprile 2036. Di fatto però le possibilità sono piuttosto remote, circa una su 233mila.

lunedì 14 marzo 2011

USA VANIGLIA E ALTRI ESPEDIENTI PER CURARE IL MAL DI TESTA

 Natural News 08.03.2011 di Tony Isacs, tradotto liberamente da Walter Nesci


Per molte persone la vaniglia potrebbe rappresentare la chiave per annientare il mal di testa . L'estratto di vaniglia, infatti, contiene Eugenolo, un olio essenziale che ha proprietà analgesiche, antisettiche e aiuta a mantenere liberi i vasi sanguini.
Gli antichi egizi avevano già scoperto il potere curativo delle bacche di vaniglia nei casi di mal di testa, più efficace dello zafferano, ma non il motivo di tutto ciò.
Una persona sofferente di questa patologia ha affermato che mai niente era stato così efficace per il suo persistente mal di testa decennale come la vaniglia. Ha ingerito, prima di andare a letto, un cucchiaio di estratto di pura vaniglia diluito con 200 grammi circa di acqua; il giorno seguente il mal di testa era di intensità normale, due giorni dopo completamente scomparso e non più tornato nell'arco di un anno.

Se la vaniglia non dovesse funzionare, vi sono altri rimedi da provare:

Mal di testa generico
  • Per alleviare la tensione, massaggiare le tempie con alcune gocce di olio di menta piperita. Questo impedisce il tuo corpo di mandare segnali di dolore sistema nervoso. Secondo alcune ricerche la menta piperita agirebbe come 1,000 mg di acetaminophen.
  • Diluire un cucchiaino di cannella con un cucchiaino da tè di acqua e applicarlo sulla fronte. Questo rimedio è molto efficace nei casi di mal di testa causato da esposizioni al freddo.
  • Sdraiarsi e magari dormire per una-due ore in una stanza buia; nella maggior parte dei casi fa stare meglio.
Emicrania
  • Per alleviare il mal di testa, macinare una piccola radice (2 cm circa) di zenzero e unirlo ad un bicchiere di succo di frutta: bere il tutto una volta al giorno.
  • Il deficit di magnesio può essere causa di emicrania. Circa il 95% di noi abbiamo carenza di magnesio e assumerne 250 mg al giorno potrebbe essere un buon metodo per prevenire l'emicrania.
  • Fare una doccia calda seguita subito dopo da una fredda, allevia l'emicrania nell'arco di 20 minuti. Quando sei sotto la doccia pensa a cose piacevoli e sii positivo: pensa che tutto vada bene.
  • Pestare alcune scorze di limone e applicare la pastella sulla fronte.Questo metodo è considerato da molti estremamente efficiente.

    Puoi usare anche una una delle seguenti misture:
     1) 200 ml di succo di spinaci in 300 ml di succo di carota.
    Unire 100 ml di succo di barbabietola - 100 ml di succo di cetrioli- 300 ml di succo di carote.
  1. Bere 2 cucchiai di aceto.
  • Pestare degli acini di uva nera e bere il succo al naturale.
  • Cardi, camomilla, finocchio,fieno greco, aglio, lobelia,timo, e betonica, usati singolarmente o combinati tra loro.

Mal di testa sinusale
  • Assumere  del peperoncino jalapeno, prima possibile, per aiutare a drenare la sinusite e alleviare il mal di testa.
  • Fare una mistura di zenzero essiccato, aggiungere un po' di acqua o latte e applicarlo sulla fronte.
  • Prendere 10-15 foglie di basilico, 4 chiodi di garofano un cucchiaino di zenzero essiccato, fare un impasto e applicarlo sulla fronte.
  • Prova un pediluvio e un impacco freddo sulla fronte.

mercoledì 9 marzo 2011

QUANDO SCAPPA LA PIPI', SI PENSA MEGLIO.

Noticias Curiosas 09.03.2011 di Alberto Casto, tradotto liberamente da Walter Nesci 



Gli psicologi dell'Università di Twente,nei Paesi Bassi, hanno rilevato che le persone con la vescica piena prendono le decisioni in modo meno impulsivo e hanno una miglior capacità di giudizio. Questo perchè il meccanismo cerebrale dell'auto controllo influenza tutte le parti del corpo e non solo la minzione.
Quindi, la prossima volta che dovrete prendere una decisione importante, se vi scappa, non affrettatevi di andare in bagno.

martedì 8 marzo 2011

ANTICIPATA LA FINE DEL MONDO, GIORNO DEL GIUDIZIO IL 21/5/2011

 Notizie Virgilio 07.03.2011


Anticipata la fine del mondo, anche i Maya si sbagliavano, ci rimangono solo poco più di due mesi. Il 21 maggio 2011 è la data stabilita per il giorno del giudizio, secondo Harold Camping, il leader di Family Stations, un comunità cristiana con sede in California che divulga la propria interpretazione della Bibbia attraverso la stazione radiofonica Family Radio Worldwide, di proprietà dello stesso Camping.

Il fondatore dell'organizzazione religiosa afferma che il libro sacro della religione cristiana sia stato scritto in forma di calendario e che dopo un'attenta analisi, i fedeli di Family Stations siano riusciti a risalire a un data esatta. "Senza ombra di dubbio, il 21 maggio sarà il giorno del giudizio" afferma Harold Camping sul sito ufficiale di Family Radio.

"Il giorno del giudizio è temuto dal mondo, ed è il giorno in cui Dio scenderà in Terra e distruggerà il tutto per colpa dei peccati dell'umanità. Il mondo ha ragione a ritenere che il giorno del giudizio arriverà presto. La Bibbia ci dà informazioni corrette e precise su quel giorno", e continua scrivendo in lettere maiuscole: " la fine del mondo è quasi giunta! Dio porterà in terrà il giorno del giudizio il 21 maggio 2011".

Camping e un'altra decina di fedeli sono in viaggio in lungo e in largo per gli Stati Uniti per portare la parola di Dio e avvertire della fine imminente del mondo. Il tour in giro per l'America, ha un nome, "Project Caravan", e oltre ha portare la brutta notizia, ne danno anche una buona: "un gruppo eletto di persone verrà salvato e portato in paradiso, mentre i peccatori patiranno 153 giorni di sofferenze prima che l'apocalisse definitiva si verifichi il 31 ottobre. (TMNews)

mercoledì 2 marzo 2011

UNA DIETA POVERA DI GRASSI PRIVA IL CERVELLO DEI NUTRIENTI ESSENZIALI E PORTA AD UN DECLINO COGNITIVO.

 Natural News 26.02.2011 di John Phillip, tradotto liberamente da Walter Nesci.




É stimato che il 10% - 20% della popolazione, oltre i 65 anni, soffre di blande problematiche cognitive o gli è stato diagnosticato l’Alzheimer. Tale quadro clinico peggiora dagli 80 anni in poi: il 50% perde la memoria o altri declini funzionali.
Gli studiosi ritengono che la responsabilità di questo trend possa in parte essere attribuita alla moda diffusa dai dietologi e dottori in genere, di promuovere diete povere di grassi, privando così le cellule cerebrali di nutrienti essenziali. È infatti importante includere nella propria dieta un'equilibrata quantità di Serina e Colina, nutrienti che migliorano le abilità mnemoniche e mentali, conservandole a lungo.
Inoltre, ricerche in quest’ambito, hanno chiaramente dimostrato che una dieta povera di grassi è solitamente ricca di zuccheri e carboidrati che causano disfunzioni metaboliche, diabete, problemi al cuore e alle capacità cognitive.

La Colina ha un importante ruolo nella formazione delle cellule cerebrali.
I risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Clinical Therapeutics dimostrano che un campione di persone affetto da moderate problematiche cognitive  e mnemoniche, a cui è stato sottoposto per 6 mesi l’uso di integratori di Colina, ha avuto dei significativi miglioramenti.

La Serina combatte l’invecchiamento del cervello e mantiene la sua versatilità.
Serina (Fosfatidilserina) è un componente naturale che si trova nel cervello, ha la funzione di mantenere le capacità mnemoniche e coadiuvare il ricambio dei neuroni danneggiati (neuro plasticità).
I risultati dello studio in questione sono stati pubblicati sulla rivista Neurology e mostrano che "un’integrazione di Serina ha dei significativi benefici sulle funzioni cognitive che solitamente declinano con l’età, compreso le capacità di concentrazione , apprendimento e abilità oratorie”.

La perdita della cognizione con l’avanzare dell’età non è normale. Studi dimostrano che questo deficit sia  il risultato di una carenza dei nutrienti essenziali del cervello. Colina e Serina sono proprio dei nutrienti specifici del cervello la cui presenza  si riduce a causa di una dieta povera. Migliorare la dieta, aiutandosi anche con integratori, previene i tipici sintomi dell’invecchiamento del cervello e l’avvento della  demenza.

mercoledì 23 febbraio 2011

Il SESSO ORALE SAREBBE CAUSA DEL CANCRO ALLA GOLA, PIÙ DEL FUMO.

 21.02.2011 Daily Mail di Daily Mail Reporter tradotto liberamente da Walter Nesci
Si pensa che il Papilomavirus (HPL) sia il maggior colpevole del cancro alla gola negli under 50

WASHINGTON - Gli studiosi son convinti che un rapporto sessuale orale, non protetto, debba essere considerato la principale causa dell’insorgere di un cancro orofaringeo in persone under 50, più  dell’alcol e del fumo. Così affermano gli esperti dell’Università di Columbus dello stato dell’Ohio (Usa), i quali hanno mostrato la loro tesi in occasione della conferenza annuale dell'American Association for the Advancement of Science a Washington DC.
Tutto questo a causa del Papillomavirus umano che può essere trasmesso anche con un rapporto sessuale.  Solitamente, fino ad ora, l’l’HPV era considerato il maggior indiziato della presenza del cancro alla cervice delle donna, circa nel del 70% dei casi
La professoressa Gilson, dll’Università dell’Ohio, sottolinea che L’HPV trasmesso sessualmente causa il cancro orofaringeo più delle sigarette. Ha aggiunto: “Ancora non vi sono riscontri scientifici che appurano l’efficienza del vaccino contro  l’HPV anche nei casi di prevenzione del cancro all’apparato orale. Noi esperti, siamo ottimisti – il vaccino previene circa al 90% l’insorgere del cancro in altre parti anatomiche”.
In Gran Bretagna l’incidenza del cancro all’apparato orale correlato all’HPV è cresciuta profondamente, mentre negli Usa, negli ultimi 20 anni, si è raddoppiata. In particolare questa tipologia di infezione è associata al HPV del ceppo 16.
Le chance di infezione, secondo l'esperta, crescono proporzionalmente al numero di partner sessuali che una persona ha durante la sua vita. In particolare con quelli dove vi è la presenza del rapporto orale  che “viene considerato dai giovani socialmente accettato. È spesso casuale e giudicato meno pericoloso dei rapporti intimi verì”
Questa tesi è avvalorata da un esperimento americano svolto presso la Johns Hopkins University. Esso ha coinvolto  300 persone e ha mostrato che coloro che hanno più di sei partner sessuali corrono un pericolo nove volte superiore di vedere insorgere una neoplasia, mentre coloro che hanno già avuto una precedente infezione orale da HPV hanno 32 volte più probabilità di sviluppare il cancro. Per questo motivo viene consigliato che il vaccino sia esteso anche ai ragazzi e non solo alle ragazzine di circa 13-14 anni come accade oggi.

domenica 20 febbraio 2011

É DIMOSTRATO CHE IL VIZIO DEL FUMO SIA TENDENZIALMENTE TRASMESSO, RISPETTIVAMENTE DA PADRE A FIGLIO E DA MADRE A FIGLIA.

Natural News 19.02.2011 di Jonathan Benson, tradotto liberamente da Walter Nesci






I figli delle persone che fumano sono maggiormente predisposti, rispetto altri, a farlo loro stessi. Secondo un recente studio pubblicato sul giornale Oxford Bulletin of Economics and Statistics, il genere sessuale ha molta importanza in questo processo di “trasmissione”. Maria Loureriro e il suo team di ricerca dell’Università di Santiago de Compostela, Spagna, ha riscontrato che le abitudini riguardo il fumare, generalmente, sono trasmesse da madre a figlia e da padre a figlio, piuttosto che altre configurazioni.
“I padri trasmettono questa abitudine, in modo statisticamente significativo, ai loro figli maschi e lo stesso si può dire tra madri e figlie” afferma Loureiro che aggiunge “comunque, se una madre fuma non sembrerebbe che influisca sulla probabilità che il proprio figlio fumi e viceversa tra padre e figlia”.
I ricercatori hanno effettuato questa ricerca basandosi sui dati raccolti dal Bristish Panel Surve, tra il 1994 e il 2002, dove vi sono dettagliate informazioni riguardo il livello di consumo di tabacco lungo le diverse generazioni familiari. Sono analizzati sia gruppi familiari dove sono presenti ambedue i genitori sia quelli dove vi è un’unica figura genitoriale. In questo modo, si è potuto vedere come le differenze socioeconomiche possono influire sulle abitudini riguardo il fumo.
I dati hanno rilevato che  per un figlio maschio, i cui genitori ambedue fumano, vi è il 24% di probabilità che abbia  anche lui il vizio del fumo, per una figlia,invece, dato lo stesso scenario, il 23%. Comunque, se nessuno dei genitori fuma, sia per i figli maschi che femmine, vi è il 12% di probabilità che  anche loro fumino. Se il nucleo genitoriale è costituito da un unico rappresentante di sesso femminile, il figlio maschio tendenzialmente è predisposto al fumo per il 32%, la figlia per il 28%.
“Questi risultati sono di estrema importanza  per disegnare un azione di  politica pubblica per combattere il fumo. Le misure  che verranno attuate nei confronti di genitori avranno influiranno anche i loro figli. Le azioni antifumo per i giovani, quindi, dovranno riguardare anche il contesto familiare e sociale dove vivono”

sabato 19 febbraio 2011

IL BILINGUISMO E I BAMBINI


Science Mag.18 February 2011by Helen Fields, tradotto liberamente da Walter Nesci


 
Uno dei bambini che ha partecipato all'esperimento di Janet Werker


WASHINGTON, D.C. — Le abilità linguistiche del tuo bambino potrebbero sorprenderti. Prima che loro inizino a parlare e a carponare – possono distinguere due lingue differenti che non hanno mai sentito, solo guardando in faccia colui che parla.
Se sono cresciuti in una famiglia bilingue, le abilità acquisite permangono per un lungo periodo; questo è ciò che hanno dimostrato i risultati di alcune ricerche presentate al meeting annuale dell'American Avancement of Science.
Non è come sembra, i bambini di circa 8 mesi non pensano solo alla pappa e ai  pannolini. Attualmente è anche possibile individuare e  misurare  l'interesse che hanno verso altri ambiti.
Janet Werker, psicologa dello sviluppo presso l'Università Columbia in Canada, ha osservato la reazione dei neonati dinanzi la visione di filmati, considerando la somma del tempo che guardano il video, come unità di misura dell'interesse che hanno nei confronti di ciò che veniva  trasmesso.
Werker e un collega di Barcellona hanno attuato un esperimento su dei bambini spagnoli di 8 mesi circa. Alcuni di loro erano nati e cresciuti in famiglie dove si parlava solamente il Castigliano (spagnolo moderno), altri in famiglie dove si parlava solo il catalano (lingua usata nel nord della Spagna) e altri bilingue.
Ai bambini è stato mostrato un  video di tre donne bilingue, francese e inglese; lingue che i pargoli non conoscevano. Ogni donna a turno si esprimeva in una delle due lingue in questione. Quando cambiava la lingua usata, i bambini monolingua non notavano affatto la differenza e sembravano annoiati, i bilingue invece, iniziavano a guardare lo schermo  con particolare attenzione. Altri studi hanno dimostrato che i bambini cresciuti in un ambiente monolingua riescono a percepire la differenza linguistica fino ai 6 mesi di età.
I dati raccolti indicano che questi  bambini a 8 mesi  sono capaci non  solo di distinguere le due lingue a loro familiari - spagnolo e catalano - ma anche quegli elementi e caratteristiche che  fanno si che due lingue, in generale, siano differenti tra loro. I bambini monolingua perdono quest'abilita prima.
Questi nuovi risultati sono complementari a quelli di altre ricerche sul bilinguismo e sono stati mostrati ad una conferenza stampa da Ellen Bialystok, psicologa dell'Università York di Toronto, la quale ha affermato che le persone che parlano due lingue sono maggiormente predisposte ad affrontare processi cognitivi complessi, sono caratterizzati da una maggiore capacità di concentrazione e attenzione. Il bilinguismo sembra anche far posticipare l'incombere della demenza senile.
Werker non sa ancora bene cosa i bambini in particolare vedono di distintivo nei visi di coloro che parlano le diverse lingue. Ma gli inglesi e i francesi, ad esempio, appaiono differenti quando parlano. “La lingua francese ha vocali tondeggianti e come sostiene un mio amico, i francesi quando parlano, sembra quasi che stiano dando dei baci” afferma  la studiosa  che aggiunge anche “ i bambini può essere anche fche facciano attenzione al ritmo diella chiusura e apertura della mascella e all'insieme del movimenti dei muscoli del viso.

giovedì 17 febbraio 2011

IDENTIGENE, IL TEST DI PATERNITÀ FAI DA TE, IN VENDITA PRESSO I NEGOZI DELLA CATENA DUANE READS

Cbs Local 15.02.2011 tradotto liberamente da Walter Nesci






NEW YORK Chi è il tuo padre biologico?  Recentemente per  i newyorkesi rispondere  a questo quesito è  diventato estremamente più facile.
Un giro tra le drogherie e potrai ottenere tutto il kit necessario per un test di paternità. New York è il cinquantesimo stato che permette la vendita al dettaglio di questo kit prodotto da Identigene.
Già  erano presenti  altri kit DNA acquistabili a New York ma questo è il primo ad individuare con certezza il padre biologico.
Il kit fai da te è in vendita presso i negozi della catena  Duane Reads di New York a 29.99 $. Il test verrà analizzato da esperti, presso i laboratori clinici  dei punti vendita, e costerà complessivamente circa 300 $ meno rispetto ai metodi precedenti effettuabili presso laboratori privati.
Secondo le leggi dello stato di New York, per comprare il test, bisogna avere l’autorizzazione di un dottore o di un avvocato e vi deve essere un testimone
Alcuni clienti del punto vendita sono scioccati; uno di loro afferma: “Sono sbalordito, non avrei mai potuto immaginare che  sui banconi dei negozi, un giorno fossero stati presenti anche test DNA.. non sono certo che questo sia una buona idea”.
Un commeso del Duan Reade, sito in Hyde park, afferma che ancora nessuno ha acquistato il kit.


SCIENZIATI OLANDESI SPINGONO AFFINCHÉ GLI INSETTI SOSTITUISCANO LA CARNE COME FONTE DI CIBO

 Natural News  26.01.2011 di Jonathan Benson, tradotto liberamente da Walter Nesci





Arnold van Huis e il suo team di ricerca dell’Universita di Wageninghen, Olanda, sono convinti  che gli insetti rappresentano una  risorsa di “cibo sostenibile”, maggiore rispetto a quella dei tradizionali bovini e suini; vogliono che la gente sappia e che sia d’accordo con loro.
Ad una recente conferenza, Huis e i suoi colleghi hanno preparato e fatto provare a 200 assaggiatori, i cosiddetti “guinea pigs”(cavie da laboratorio), delle pietanze a base di insetti. Le prelibatezze includevano praline di vermi, involtini di cavallette, pasticcini con carne di verme.
”Verrà il giorno in cui un Big Mac costerà 120 euro e un Bug Mac (“bug” in inglese significa insetto) 12 euro, quando saranno più numerose le persone  che mangeranno insetti piuttosto che carne”, questo ha proclamato Huis al pubblico aggiungendo anche che "il miglior modo per iniziare è provare una volta"
Il prezzo della carne non diminuirà sicuramente, soprattutto da quando i piccoli agricoltori, sempre di più, allevano i propri bestiami per produrre carne rispettando i criteri (più dispendiosi) di “Slow Food” (associazione internazionale che promuove il cibo sostenibile). Per questo, gli scienziati sono dell'idea che mangiare insetti sarà l’unica via per sfuggire da una prossima crisi alimentare.
Secondo ciò che è emerso da questa conferenza, gli spettatori si sono mostrati molto ricettivi riguardo questa questione, facendo sparire in un batter d’occhio le specialità a base di insetti come  vermi, cavallette e termiti . Gli insetti offerti sono stati allevati da agricoltori olandesi, solitamente usati per realizzare mangime per gli animali, ma una piccola parte di essi sono stati invece trasformati in cibo per gli uomini, considerato in alcuni paesi una vera e propria leccornia.
Secondo i risultati delle ricerche gli insetti sono più ricchi di proteine e richiedono meno costi durante i processi di produzione. In Messico, le popolazioni locali consumano circa 500 tipi diversi di insetti e in Africa 250. Perfino gli occidentali, senza saperlo, assumono 500 grammi all’anno di parti di insetto, residui presenti durante i processi di trasformazione degli alimenti.
Poichè molte persone sono solitamente bloccate psicologicamente all’idea d mangiare un insetto per intero, gli studiosi stanno valutando  diversi metodi per realizzare degli “impasti” affinchè abbiano un gusto molto simile alla carne tradizionale, così i consumatori non possono  notare alcuna differenza.


INTERNET STA CAMBIANDO LE NOSTRE MENTI


La Ventana 31.01.2011 di Miguel Ángel Criado, tradotto liberamente da Walter Nesci





A trentacinque anni, Friedrich Nietzche riusciva a malapena a scrivere. Di salute cagionevole, provava grande sofferenza nel fissare a lungo  un foglio. Nel 1883 ricevette in casa sua una Malling-Hansen, antesignana delle macchine per scrivere con tastiera alfanumerica sferica. Il filosofo, grazie a questo strumento, potette nuovamente plasmare le su idee e le su miglior opere: “Così parlò Zarathustra ”, “Al didel Bene e del Male", “Ecce homo”. Da questo momento si possono notare dei cambiamenti nella sua prosa. Come lo stesso filosofo confidò ad un amico, il suo stile era diventato più telegrafico come se il ferro dei tasti fosse colato nella sua mente di scrittore e diventato quindi, più tagliente e duro.
La tecnologia stava modulando il suo messaggio, sullo stile dell’aforisma di Marshall McLuhan: “il mezzo è il messaggio”. Un secolo dopo, sembra stia accadendo qualcosa di simile, questa volta però, sono coinvolte milioni di persone. Il risultato non è dei migliori. Secondo lo studioso statunitense Nicholas Carr, la miriade di stimoli che dalla rete arrivano al  nostro cervello sta rendendo l’uomo  sempre più superficiale.
Carr sostiene questa tesi nel suo libro, il quale sta creando molte polemiche sia negli Usa che in Europa, dal titolo”I Superficiali: Cosa sta facendo Internet alle nostre menti?”, pubblicato nell’estate del 2010
L’autore riconosce i vantaggi di internet, ma si sofferma anche sul fatto che sta alterando le nostre capacità cognitive. Ripercorrendo la storia della tecnologia, dall’invenzione dell’orologio a quella della  macchina per scrivere usata da Nietzsche, si può osservare che ognuna di essa ha lasciato un impronta significativa nella nostra mente. La sua conclusione è chiara: internet, l’ultima grande invenzione tecnologica, sta debilitando tra le nostre funzioni cerebrali più elevate, come quella del pensiero profondo , la capacità di astrarre e memorizzare.
L’autore parte da un pensiero, la relazione tra la difficoltà  di concentrazione e internet, che già aveva espresso in un suo precedente articolo del 2008 nella rivista “the Atlantic”, dal titolo provocatorio “ Google ci sta rendendo stupidi? . Il libro è un’ estensione di questo concetto.
«Carr nel primo capitolo del suo libro scrive “Facilmente capitava che mi immergessi in un libro o in un articolo piuttosto lungo. La mia mente veniva catturata dagli espedienti narrativi o dai colpi di scena, ed io trascorrevo ore a distendermi fra lunghi tratti di prosa. Questo oggi, accade raramente. Adesso la mia concentrazione si dissipa dopo una  o due pagine. Divento irrequieto, perdo il filo e penso a cos’altro possa fare”. Carr da la colpa ad internet. Quando è davanti il computer, mentre legge un articolo, dopo poco, deve interrompere per leggere la posta elettronica, per inviare un messaggio e non si concentra più. Questo non accade solo a lui.
Un sistema più aperto.
Un esperimento realizzato dal web designer Jakob Nielsen, mostra che solitamente si tende a navigare su internet in modo superficiale; di un sito, inizialmente si osserva il contenuto in grandi linee anziché leggerlo in modo approfondito. Collocò a 232 volontari una micro telecamera per registrare i loro movimenti oculari dinanzi un testo online. Quasi nessuno lesse più di tre righe. In realtà leggevano il primo paragrafo, poi analizzavano la parte destra della pagina, si soffermavano sulle righe centrali e poi nuovamente scorrevano lungo la pagina. Tutto il contrario rispetto a quello che solitamente si fa con un libro.
Carr sostiene che la rete incentiva un tipo di lettura superficiale. In questo modo si allena l’intelligenza visuale-spaziale ma allo stesso tempo si indeboliscono i meccanismi del pensiero profondo. Sostiene che a causa del “sovraccarico cognitivo” vi sia una relazione diretta tra il numero dei collegamenti ipertestuali  e la comprensione del testo stesso.
Juan Valera, studioso dei nuovi media, assicura che nessuna nuova tecnologia fa diventare l’uomo più stupido ma  vi sono numerose problematiche riguardo il suo uso. La tecnologia digitale mette a disposizione dei cittadini un sistema più aperto, partecipativo, sociale ed efficiente nella gestione dell’informazione, però, spesso mancano dei  criteri chiari per utilizzarla al meglio; questo è il problema principale. La chiave non è di per sé la tecnologia, bensì avere abilità e volontà adeguata affinchè  diventi utile». Sarebbe quindi una mancanza di educazione.
Carr basa la sua tesi sulla neuro-plasticità. La moderna neurologia ha appurato che il  nostro cervello acquisisce nuove abilità grazie all’esercizio. In questo modo si generano nuovi neuroni e  nuove connessioni tra loro, sinapsi, per tutta la vita.
Secondo Maryanne Wol ― furono i sumeri ― inventori della scrittura ― i primi a far si che si stabilissero fitte connessioni tra le aree del cervello associate alla vista, alla concettualizzazione, all’analisi spaziale e l’abilità di prendere decisioni. L’opera è poi stata completata dai greci che perfezionarono l’alfabeto creato dai fenici. Questo sancì il passaggio dalla tradizione orale a quella scritta.
Per l’autore, il libro  è stato il mezzo che ha influenzato e modellato l’uomo moderno. in Europa, agli inizi del primo millennio, apparvero le prime grammatiche. La scrittura ben presto si caratterizzò da un sistema basato su frasi, parole separate tra loro e sull’accentuazione; per la prima volta, si è agito per la vista e non per l’udito. Questo ha segnato la fine dell’esistenza degli scrivani e dei lettori ufficiali, favorendo la diffusione della scrittura privata, di un’inventiva maggiore, di un pensiero alternativo e persino eretico, ma anche una lettura più approfondita del mondo che ci circonda.
L’invenzione di Gutenberg ha fatto si che avvenisse questo cambiamento. Ora 550 anni dopo «la stampa e i suoi prodotti, da una posizione primaria nella vita culturale si è spostata  ad una marginale». Carr sostiene che questo è accaduto a causa  dell’avvento dei media elettronici.
 Xurco Mariño, neurofisiologo dell’Università di La Coruña ed esperto di neuroscienza computazionale, riconosce che la tecnologia e la cultura moderna modellano il nostro cervello. Il problema è sapere quanto, come e se sia un cambiamento continuo; spiega «è improbabile che produca un cambiamento evolutivo»
Affinchè avvenga ciò, in un breve periodo, devono crearsi due situazioni collegate tra loro:
-un uso culturale che modifichi il sistema nervoso; è quello che sta avvenendo con internet.
- l'esistenza di geni suscettibili alla nuova tecnologia, suscettibilità che perduri  anche nelle successive generazioni; questo ancora non si è stato individuato.


Cambi culturali
Tra le abilità dell’uomo che internet affievolisce, vi è la memoria. Ogni volta, per ricordare dati e informazioni, ci affidiamo ai cellulari, calcolatrici e altre macchine. Molti  ricorrono alla metafora  con la quale si vede la mente umana come un computer e internet come una grande memoria collettiva. Il problema, secondo Carr, è che la memoria biologica non è come quella artificiale. Ogni volta che l’uomo recupera un ricordo, attua una sorta di “fitness cerebrale”, senza l’esercizio, le sinapsi tra  i neuroni si intorpidirebbero. Il rischio che corriamo, delegando qualcosa che è prettamente umano ―come il pensiero e l’intelletto― ai computer, sostiene Carr ,è quello « di iniziare a perdere la nostra umanità».
«Sono argomenti vecchi come il cucco». Afferma David Casacubierta, professore presso l’Università Autonoma di Barcellona, che per screditare le paure di Carr si rifà ad un passaggio mutuato dal Fedro di Platone, preso in considerazione dallo stesso studioso statunitense. In esso, il re Thamus rimprovera al Dio Thot per aver concesso all’uomo la scrittura. “Produrrà la dimenticanza  nelle anime degli uomini” afferma Thamus. Ma la scrittura ha fatto si che l’uomo acquisisse nuove abilità. Casacueberta aggiunge, « è l’eterna paura dinanzi le novità».
Il professore concorda con Carr per quanto riguarda il fatto che internet sta sostituendo altri mezzi di comunicazione, come il libro. Però, nega che bisogna avere dei pregiudizi. «Il nostro cervello non funziona sequenzialmente, pagina a pagina, come il libro, bensì collegando concetti, come i collegamenti iperterstuali di internet»


«CI SARÀ UNA RIBELLIONE CONTRO INTERNET»
Dialogo con Nicholsa Carr. Autore de  “I Superficiali”


L’avvento del libro ha provocato dei cambiamenti positivi a livello ceerbrale. Perché internet no?


Anche internet produce effetti positivi. È evidente che passando molto tempo in rete migliorano le abilità visive. Però, allo stesso tempo, sembra che diminuisca le capacità di pensare profondamente e di attenzione, che sono importanti per il processo del pensiero concettuale, critico e creativo.


Il giocoliere migliora allenandosi. Non potrebbe accadere lo stesso con la multi processualità cerebrale?
L’abilità della multi processualità cerebrale  interessa molti processi cognitivi profondi. Nel  mio libro cito il professore Jordan Grafman, specializzato in neuroscienza. «Tanto più sarà la multi processualità cerebrale tanto meno saremo risolutivi,capaci di pensare e ragionare».


 Cosa accadrà ai bambini di oggi che un domani saranno adulti?
 ― Le ripercussioni sui giovani e le persone adulte sono le medesime. Penso che la distinzione tra “nativi” e “immigrati” digitali è solo un’illusione

Faranno marcia indietro come lei prevede nel libro?

Assisteremo ad una ribellione contro l’egemonia culturale di internet.


UNO STUDIO INDIVIDUA LA TOP TEN DEI FARMACI CON OBBLIGO DI RICETTA CHE INDUCONO ALLA VIOLENZA


15.01.2011 Natural News di Ethan A. Huff, tradotto liberamente da Walter Nesci



L’Institute for Safe Medication Practices (Istituto per le pratiche sicure del farmaco; abbreviato in ISMP) ha recentemente pubblicato sulla rivista PLoS One, uno studio dove sono evidenziati i farmaci con obbligo di ricetta, che inducono i consumatori a compiere atti di violenza.
Questa ricerca mette in luce gli effetti negativi di alcuni antidepressivi e di antipsicotici popolari, che non solo provocano problemi di salute, ma rappresentano anche una minaccia per la società. L’ISMP dopo aver analizzato le informazioni del database del FDA Adverse Event Reporting System (sistema di rapporto degli eventi avversi, abbreviato in AERS), giunge alla conclusione che molti farmaci noti, sono perfino collegabili ad omicidi.
La maggior parte di quelli presenti nella top ten sono antidepressivi, ma possiamo individuare anche uno per il trattamento contro l’insonnia, uno contro la malaria e un ultimo per smettere di fumare.

Come riporta il Time, la top ten è la seguente:


  1. Varenicline (Chantix) - Utilizzato per smettere di fumare; scioccante il fatto che sia 18 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza.
  2. Fluxetine (Prozac) - Un diffuso antidepressivo della classe degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, (SSRI), 10.9 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza.
  3. Paroxetine: (Paxil) - Appartenente al gruppo degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, (SSRI),10.3 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza. Crea molta dipendenza e problemi nello sviluppo fetale durante la gravidanza.
  4. Anfetamine - Classe di farmaci usati in casi di ADHD, 9.6 volte più propensi, rispetto altri, ad essere associabili ad episodi di violenza.
  5. Mefoquine (Lariam) Utilizzato per curare la malaria, 9.5 volte, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza,
  6. Atomoxetine (Stratter) - Usato nei casi di ADHD, disturbo da deficit di attenzione e iperattività, 9 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza.
  7. Triazolom (Halcion) - Appartenente alla classe delle benzodiazepine usato per il trattamento dell’insonnia, 8.7 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza.
  8. Fluvoxamine (Luvox) - Appartiene al gruppo degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), 8.4 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza.
  9. Venlafaxine (Effexor) - Un antidepressivo che tratta i disordini di ansia. É 8.3 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza.
  10. Desvenlafaxine (Pristiq) - Un antidepressivo che agisce sulla serotonina e la noradrenalina. Il farmaco e 7.9 volte più propenso, rispetto altri, ad esser associabile con episodi di violenza.

Qui di seguito c’ è il link della tabella dove vi è la classifica completa: http://www.plosone.org/article/slideshow.action?uri=info:doi/10.1371/journal.pone.0015337&imageURI=info:doi/10.1371/journal.pone.0015337.t001